'Jean Prouve', la poetica dell'oggetto tecnico
Roma, 19 giu. - (Adnkronos Cultura) - Omaggio a uno dei padri del design internazionale, un artista geniale per intuizioni tecniche ed estetiche pur a suo modo un autodidatta. La retrospettiva "Jean Prouvé. La poetica dell'oggetto tecnico", aperta al pubblico da domani al 14 settembre negli spazi, quanto mai indicati per la cura delle forme, del museo dell'Ara Pacis di Roma celebra nel miglior modo l'opera e il pensiero di uno dei maggiori sostenitori dell'Art Nouveau e dell'attenzione spasmodica alla resa del legame tra arte e industria. A testimoniare il pensiero ante litteram di Jean Prouvé (nella foto), scomparso nel 1984, è una retrospettiva itinerante dal carattere internazionale.
Dopo essere stata esposta in Giappone e in Inghilterra, le tappe italiane a Mantova e Roma, la mostra sbarcherà in Cina e poi in America. Promossa dall'assessorato alla Cultura del comune di Roma, della regione Lazio, dell'associazione Designfest, la mostra presenta oltre cento opere a scandire l'intera produzione di Prouvé normalmente esposte al Vitra Design Museum ed al Centre Pompidou di Parigi oppure appartenenti alla collezione della famiglia Prouvé.
"L'Italia ha una tradizione plurimillenaria nel design. Viviamo in una città - ha dichiarato Umberto Croppi, assessore alle Politiche Culturali del comune di Roma - nella quale da sempre si sviluppa la capacità di ridisegnare il tessuto urbano e la forma degli oggetti". "Il caso di Prouvé - ha aggiunto l'assessore Croppi - è quello di un architetto designer la cui storia ha un forte legame con l'Italia. Come i Futuristi italiani, Prouvé sin dall'inizio del secolo ha imperniato il proprio lavoro sullo studio e l'impiego di materiali e tecnologie innovativi per metterli al servizio dell'uomo, introducendo soluzioni interessanti nel campo del design e dell'architettura".
Oltre cento pezzi che testimoniano lo stile di Prouvé dove l'aspetto puramente formale del design assume un ruolo secondario lasciando il posto all'utilità degli oggetti, all'economicità del prodotto ultimo ed all'impiego di materiali innovativi. L'estetica lascia il posto al mercato, l'innovazione si fa sinonimo di qualità e praticità pensata per un pubblico vasto. Più che un architetto o un ingegnere Prouvé è stato un artigiano dei materiali e delle forme.
Sedie, poltrone, tavole, scrivanie, banchi di scuola, letti e lampade ma anche architetture avveniristiche, testimoniate in mostra da modelli come quelli del Padiglione per il Centenario dell'alluminio a Parigi, la Casa Tropicale in Niger o la Casa Prouvé a Nancy. Ad arricchire il percorso espositivo una ricca selezione di disegni autografi o prototipi e studi preparatori. Non mancano pezzi celebri come la poltrona reclinabile "Grand Repos" del 1930, le diverse versioni della "Standard Chair" e lo scaffale realizzato nel 1952 per la Maison de la Tunisie nella città universitaria di Parigi, in legno e lamiera di alluminio laccato. Artigiano del forme e dei materiali del futuro Prouvé è stato a suo modo un autodidatta.
"Mio padre - ha spiegato la figlia Catherine Prouvé - non ha avuto la possibilità di studiare tuttavia ha imparato a modellare il ferro lavorando come fabbro. Per tutta la vita ha fatto sua la filosofia dell'Art Nouveau che promuoveva il connubio tra arte e industria. Filosofia che ha applicato per le automobili come per gli edifici. Dal bozzetto passava alla costruzione del prototipo fino alla creazione degli oggetti in serie. L'opera alla quale sono più legata è la sua casa, realizzata nel 1954 e arredata unicamente da oggetti da lui stesso progettati".

