I Monti Lepini in cinquanta scatti

Roma, 16 giu. (Adnkronos Cultura) - Con l'intento di invitare il grande pubblico a scoprire una zona del Lazio ancora sconosciuta, fatta di natura ma anche di storia e di arte, la mostra fotografica 'I Monti Lepini. Arte, Storia, Documenti' ospitata dal Museo Centrale del Risorgimento al Vittoriano di Roma, vuole essere il momento conclusivo di un progetto espositivo itinerante, iniziato a luglio del 2007 e che ha visto coinvolti i 24 comuni del territorio in questione.

Curata da Paola Callegari, direttrice della Fototeca Nazionale, Antonio Ciaschi dell’associazione Terre Lepine e Marco Pizzo, vicedirettore del Museo del Risorgimento, la rassegna è patrocinata dal ministero per i Beni e le Attività Culturali e promossa dalla Fototeca Nazionale dell'Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (Iccd), dal Museo Centrale del Risorgimento e dall'associazione Terre Lepine.

Da oggi fino al 26 luglio le sale centrali del Museo del Risorgimento ospiteranno una documentazione eterogenea, tra fotografie, documenti d’archivio e inedite incisioni del Lazio meridionale, legata all’intera area lepina e che, ripercorrendone le varie epoche storiche, ne consente una lettura nuova e più completa. Alle oltre 50 fotografie storiche, che documentano il paesaggio nel suo evolversi naturalistico, urbanistico e storico-artistico, si aggiungono le più recenti immagini scattate nel 2003 dal laboratorio fotografico dell’"Iccd", insieme alle inedite testimonianze documentarie ottocentesche recuperate presso l’archivio del Museo del Risorgimento.

Una mostra, 'I Monti Lepini. Arte, Storia, Documenti' che, oltre a raccontare la storia di una ricca zona del Lazio meridionale, dà conto del lungo e prezioso lavoro di catalogazione e documentazione dei beni culturali distribuiti sullo territorio. "Sapevo - ha spiegato all'Adnkronos Cultura Paola Callegari, direttrice della Fototeca Nazionale dell'Iccd - che nel nostro archivio avevamo una documentazione ricca e inedita sul territorio dei Monti Lepini. Il fatto di poterla esporre, poi, poteva dare a quest'area, forse un po' trascurata dal turismo e dai grandi circuiti nazionali, la possibilità di essere rivalutata".

La mostra "è stata il frutto - ha continuato la Callegari - di una ricerca approfondita e di una selezione della documentazione fotografica. A questa abbiamo unito, grazie alla collaborazione con il Museo Centrale del Risorgimento, del materiale storico molto interessante". Un modo, quindi, anche "di far vedere - ha spiegato Marco Pizzo, vicedirettore del Museo del Risorgimento - come il nostro archivio, che conta più di un milione e mezzo di documenti, possa essere utilizzato per valorizzare e visualizzare aree particolari del nostro territorio".

Tra i documenti esposti in rassegna "sono presenti - ha continuato il vicedirettore del Museo del Risorgimento - degli autografi di Leone XIII, che è un lepino illustre essendo nato a Carpineto Romano, e tutta una serie di documenti provenienti da questo territorio, come per esempio la trascrizione di alcuni sonetti e alcuni bollettini riguardanti l'esercito borbonico. Questa mostra - ha concluso Pizzo - è la testimonianza migliore del fatto che, quando istituzioni differenti collaborano, riescono con efficacia ad acquisire un valore aggiunto nella presentazione e nell'offerta del loro patrimonio culturale".

La rassegna fotografica 'I Monti Lepini. Arte, Storia, Documenti', progetto espositivo itinerante iniziato a luglio del 2007, è stata organizzata anche grazie al contributo dell'associazione Monti Lepini, che è stata "una 'scintilla' sul territorio - ha sottolineato Antonio Ciaschi, rappresentante dell'associazione - e che ha contribuito concretamente nel raccogliere le istanze provenienti dall'intera zona e nel capire se era possibile costruire un progetto legato a un'identità culturale forte".

Una mostra che "aiuta la valorizzazione di questo territorio - ha sottolineato Giovanni Puglisi, presidente della Commissione nazionale italiana per l'Unesco - ma si inserisce anche in un progetto più ampio di recupero di quelle che sono le molteplicità identitarie di cui è costituito il nostro Paese. In questo ambito l'Unesco si fa promotore di due convenzioni: quella sulla diversità culturale, che tende a valorizzare tutto quello che connette il sistema identitario attraverso la ricchezza delle diversità che lo caratterizzano, e l'Italia in questo senso è un esempio unico, e quella sul patrimonio immateriale, e cioè tutto quello che costituisce la ricchezza culturale di un Paese non legata a monumenti e luoghi fisici ma a tradizioni popolari, storie e via dicendo".

Il materiale presente nella fotografica, quindi, "ci permette di capire come nel territorio dei Monti Lepini - ha concluso Puglisi - ci sia un forte radicamento culturale. Dove c'è cultura, dove c'è identita culturale ed educazione alla cultura del territorio, per forza di cose ci deve essere anche l'Unesco".
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