Il grande periodo
dell'architettura ellenistica si era concluso verso
la fine del II secolo a.c. I più grandi pensatori e
filosofi, quali Aristotele, Zenone ed Epicuro, ed i
grandi scienziati e matematici, quali Euclide ed
Archimede, avevano delineato una conformazione di
società e delineato il mondo in cui viviamo,
scrivendo testi di grammatica e trattatati di
idraulica e statica.
Il temperamento innovatore e
dinamico nei campi delle scienze e della
matematica, si contrapponeva al linguaggio
conservatore in campo artistico e culturale. Verso
la fine del IV secolo lo stile artistico aveva
conquistato notevole rilevanza politica, in quanto
sembrava investire i governanti ellenistici
dell'autorità di Alessandro; questa interpretazione
del ruolo dell'arte fu fondamentale per la nascita
dei primi testi di storia dell'arte.
Il genio organizzatore di Roma e le capacità di
pianificazione, determinarono un forte
sviluppo
dell'architettura urbana. Con gli edifici pubblici, le
basiliche e i templi regolarmente disposti in
piazze monumentali o fori, con le ampie strade
affiancate da isolati residenziali, botteghe e
uffici, con i magazzini e i complessi sistemi di
fognatura, queste città costituirono un punto di
partenza del tutto nuovo per l'architettura urbana.
La sistematizzazione dell'industria edilizia e
l'introduzione di nuove tecniche costruttive
facilitarono i grandi programmi di sviluppo e di
rinnovamento, che comprendevano ponti, acquedotti e
nuove strade di collegamento tra i centri urbani.
Le nuove tipologie edilizie necessitavano di
un'architettura maggiormente varia e flessibile di
quella nata con la cultura greca, che, basandosi
dal punto di vista costruttivo sulla colonna,
consisteva essenzialmente di un sistema trabeato,
fondato dal contrasto fra linee orizzontali e
verticali, dove la definizione dello spazio interno
aveva scarsa rilevanza. Gli architetti romani
attribuirono invece una nuova importanza alle
pareti, svilupparono l'uso dell'arco e furono
maestri nel valorizzare gli spazi interni,
soprattutto quando comportavano la presenza di
volte e cupole. Esempio principe di tale capacità è
la costruzione del Pantheon, capace di trasmettere ancora
oggi emozioni uniche ai visitatori. Dal punto di
vista costruttivo introdussero un nuovo
materiale versatile ed economico: il
calcestruzzo, con cui si potevano costruire
muri, archi e cupole. Gran parte della sua
resistenza era connessa alla composizione della
malta, costituita da calce e sabbia vulcanica
(pozzolana) assai comune nei pressi di Roma. In
ogni epoca gli architetti romani non commisero
mai l'errore di quelli moderni di lasciare a
vista la superficie del calcestruzzo; si
preoccupavano infatti di "nasconderlo"
all'interno con intonaco, marco o mosaico e
all'esterno con paramenti in mattoni o pietra.
Per gli altri elementi portanti e decorativi
venivano usati pietre e marmi diversi: il
travertino, proveniente dalle cave di Tivoli, ed
il marmo di Carrara. In seguito, in età
imperiale, vennero importati dall'Egitto graniti
grigi e rossi, come pure il porfido rosso.
La vita e l'architettura romana erano permeate
dalla politica. Raramente l'architettura è stata
messa così interamente al servizio della politica
come nei grandi templi e dei fori romani, il cui
immediato simbolismo politico trova riscontro
nell'altrettanto immediata simmetria di impianto,
presentando notevoli differenze dall'architettura
greca.
Fonte: Storia
dell'architettura occidentale - David
Watkin
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L'ascesa di Roma

